Giorgio Poi dal vivo al Quirinetta con il suo primo album

“Ho trascorso in Italia tutta la prima  parte  della  mia  vita, fino ai vent’anni – racconta Giorgio Poi – e non m’è mai interessato capirla. Vista dall’interno somigliava tanto a un ricettacolo di cose ovvie, a un contenitore  per la  normalità, una nebulosa di noia  al di fuori della quale sorgevano le misteriose meraviglie estere. Così sono andato a vivere a Londra, dove proporzionalmente a un grande entusiasmo per quel che scoprivo lì, sentivo avanzare una specie  di nostalgia, che nel tempo si trasformò in  ammirazione idealizzata e totale per il mio paese, per il suo cinema, il suo cibo, la sua musica e  la  sua  lingua. Non perché necessariamente mi sembrasse migliore, ma  perché  era  roba  mia, la capivo in modo diverso, più radicale.
Ascoltavo Vasco Rossi, Paolo  Conte, Lucio Dalla, Piero Ciampi, cose che avevo sentito da bambino, ma a cui non ero mai tornato attivamente. Dopo alcuni anni quel  sentimento  non  accennava  a  smorzarsi, ma anzi si  acuiva, spingendomi verso quel modo che  un  po’ mi apparteneva  per  diritto  di  nascita. Così ho iniziato a scrivere alcune canzoni in Italiano, una dopo l’altra, ed è uscito questo disco.”

Dopo Calcutta, Giogrio Poi sarà il prossimo tormentone di Bomba Dischi?