Michael Malarkey
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Michael Malarkey Concerto 22 Novembre 2017

MICHAEL MALARKEY CONCERTO 22 NOVEMBRE – TEATRO QUIRINETTA ROMA – VITECULTURE

Cos’è nato prima? L’attore o il cantautore? Per Michael Malarkey prima è venuto lo scrittore, poi il musicista autodidatta, seguito a breve dall’attore che si è fatto da sé. Il percorso di Michael come musicista è iniziato quando cominciò ad affiancare la composizione di brani alla chitarra alla sua passione per la produzione poetica. “Ero rapito dai poeti e dagli scrittori della beat generation e da come usassero i suoni e ritmi delle parole per ricreare l’energia di un determinato luogo e momento”.
Abbracciando l’uso delle parole per creare un ritmo, Mongrels, l’album di debutto di Malarkey, è lo schizzo di un creativo che non ha pace e combatte per contenere il suo spirito nomadico all’interno delle sue composizioni.
Malarkey è nato a Beirut, in Libano, da un padre irlandese-americano e da una madre britannica di origine arabo-italiana. Il suo successo, nel mondo della recitazione, è attribuibile al ruolo del famigerato Enzo, da lui interpretato nella serie CW The Vampire Diaries.
Cresciuto a Yellow Springs, Ohio, Malarkey ha viaggiato a Londra per studiare all’Accademia di Musica ed Arti Drammatiche di Londra e, accanto alla sua carriera d’attore si è immerso nella musica. “La considero una forma di giornalismo poetico. E’ un eterno viaggio alla scoperta di sé”.
Categorizzato recentemente da Metro come folk-tronica, l’impronta musicale di Malarkey è ispirata da un insieme di artisti differenti e il suo album di debutto, Mongrels, è la dimostrazione di un gusto musicale eclettico. Avendo ammesso di trarre gusto dall’esplorazione del lato oscuro della sua natura nel tentativo di trovarvi pace, Malarkey utilizza le sue scoperte come ispirazione per la composizione dei suoi brani. “Molto di ciò che si ritrova in questo album è relativo al tentativo di lottare contro quelle forze antagoniste al nostro interno: la dualità dell’animale e dell’essere umano”. Il risultato sono brani che sono tanto profondi dal punto di vista delle liriche, quanto potenti da una prospettiva melodica: “il segreto sta nel mantenere l’equilibrio”.
Mongrels va dritto al sodo. Le canzoni non saltano in alto e in basso, non indossano abiti charmant, ma dal punto di vista lirico l’album ti fa tuffare nelle profondità remote dell’anima di un poeta appassionato con orecchio per la melodia. Le composizioni di Malarkey sono un mix di country introspettivo, folk o di un animato, famelico blues con liriche piene di una bellezza inquietante, seppur rivelino sempre un animo caloroso. Ogni brano, un nuovo viaggio in un altro corridoio della sua mente, carico delle profondità di un uomo che vede il mondo in immagini ed emozioni.
Il suo progetto è stato registrato e prodotto da Malarkey stesso nella città dove attualmente risiede, Atlanta, in Georgia, assieme a Tom Tapley e Brandon Bush, che gli danno un’influenza decisamente Nashville, apparente durante tutto l’album senza soffocarlo, non forzandolo in alcun modo nella nicchia del country.
Il drone del basso distorto scarica nelle note d’apertura del brano intitolato in modo pittoresco, Uncomfortably Numb.
Reminiscente più di Nick Cave che dei Pink Floyd con i versi “questa trasparenza mi sta uccidendo” e “tesoro tutto ciò che farò sarà trascinarti in fondo all’acqua. Fin quando potrai trattenere il fiato prima di morire?”, sottolineando l’abilità sorprendente di Malarkey di rendere malleabili parole e melodie.
Il cantautore crede fortemente nella sperimentazione in studio, e quest’attitudine ha aperto le porte ai suoi pari nel supportare l’affermazione “devi servire la canzone ed essere aperto ad alterare le tue iniziali percezioni. Lo studio è un luogo magico in cui si dovrebbe onorare la spontaneità”.
I Just Want You è un risultato ottenuto a cuor leggero da questo approccio, sollevandosi dalla melanconia di Scars per raggiungere un caloroso sorriso estivo ed è una versione completamente differente rispetto al demo originale, mentre Girl in the Moon ha raggiunto quasi il doppio della velocità rispetto a quanto voluto nella composizione originale.
Vocalmente il nuovo album spinge oltre i limiti del suo lavoro precedente, pur mantenendo il tono stagionato e ferito da baritono di Malarkey. Mongrels è un brano che include una nebbiosa fusione col country per mano di Towns Van Zandt.
Mentre Dog Dreamy è chiaramente ispirata a Tom Waits e riprende lo stile di Everything’s Burned dell’EP di debutto di Malarkey, Feed the Flames, del 2014.
Feed the Flames era l’esempio nudo, minimalista della composizione di Malarkey, ma con Mongrels, la progressione verso una band più ampia e un suono più pieno è chiaramente in corso, mentre il mantenimento del suo strumento preferito, il violoncello, è evidente nel corso dell’album.
Con così tante influenze in evidenza, Malarkey spiega in maggior dettaglio il concetto dell’album:

“Mongrels rappresenta l’animale dai molti volti che vive dentro di noi, qui, pur non essendo mai di queste parti; il sognatore in noi, colpito dalla magia dell’esplorazione, orientato verso il cambiamento; il nomade in noi le cui radici non crescono nel terreno ma nel vento. Rappresenta il mistero della nostra natura vagabonda, alle volte fonte di debolezze, alle altre di potere”.
“Mongrels è un album sul cabiamento delle stagioni, in senso sia letterale che figurato. E’ un viaggio attraverso i boschi oscuri della mente di Malarkey, in cui sono dissezionati i tentativi e le difficoltà nei rapporti, mentre si mantiene viva la lotta contro le forze che ci antagonizzano dall’interno e pur sempre cercando un significato nell’assenza di permanenza del viaggio.”

22 Novembre
21:30